Not an artist

Uso questo spazio per rispondere ad una domanda che mi hanno rivolto in molti: “Ti sei messo a fare l’artista?”, e per precisare il mio pensiero sull’essere artista.

A mio avviso l’artista viene riconosciuto come tale quando in esso sono presenti tre caratteristiche fondamentali che sono l’ossessività, la limitazione e la libertà.

L’ossessività è la caratteristica che attraverso la reiterazione continuata dell’azione artistica o della focalizzazione su una figura/segno/soggetto, assumendo anche aspetti maniacali, consente l’avvicinamento alla perfezione espressiva partorita dalla mente dell’artista. Basta citare Edvard Munch che realizzava sempre svariate versione delle sue opere (dell’urlo sono note quattro versioni) per capirlo.

La limitazione comportamentale consente all’artista di affinare altri linguaggi come il cieco affina l’udito o l’olfatto. Sostengo che sia l’insicurezza iniziale a dare il via a questo processo, l’artista si sente emarginato e non riesce ad entrare in rapporto con le persone che lo circondano e per questo usa un linguaggio di comunicazione non biunivoco come può essere il rapporto ma esterna il suo pensiero in maniera unidirezionale per evitare il confronto diretto con l’interlocutore. Un quadro può essere visto ed anche criticato successivamente ma il suo processo creativo e quindi di affermazione non può essere interrotto sul nascere e la stessa cosa vale per la musica o la poesia.

La libertà di pensiero è fondamentale per essere artista e riuscire a partorire messaggi originali. La dipendenza dal pensiero altrui determina l’impossibilità di essere autorevoli e limita nel tempo la possibilità di una creatività consapevole. la cosa bizzarra è che molti appartenenti a sette si definiscano artisti quando in realtà materializzano immagini e suoni partoriti da menti altrui.

Quindi visto che, per mia sfortuna, non possiedo le prime due caratteristiche fondamentali ma solo l’ultima, non penso che ne io stesso ne nessun altro potrà definirmi artista.